Feelin’ IT, worldwide
Chronicles From The Diaspora, potrebbe essere il sottotolo del nuovo lavoro di Dj Shablo, “Second Feeling”. Basta un’occhiata alla copertina per capire a che cosa ci si trova davanti, una pennellata messa quasi a caso su una tela, una manciata di note stese su di un tappeto su cui le voci si adagiano, guidate dalla sapienza del dj nostrano. L’eclettismo dell’italo-argentino riconosce l’hip-hop alle radici da cui è scaturito, celebrandolo in un profluvio di voci soulful e grasse quanto basta per valorizzare le produzioni. Il legame con il rap lo riconduce alle 16 barre, per poi risprofondare nelle strumentale r’n'b e risalirne. Grand, Agent, Caprice, Fritz Da Cat, Ricardo, Liv L’Raynge, voci già sentite su dischi come “GA & Don Joe” o “Penna Capitale” e voci meno note, unite dal filo conduttore di un viaggio, metaforico come reale, che dalla terra madre porta lontano fino ad Amsterdam e a luoghi che, dice Shablo stesso, sono racchiusi in un’ora di musica. Non v’è traccia di quella paura di suonare troppo sperimentale che spesso condiziona i lavori di molti artisti, qui c’è l’anima, in ogni forma possibile, c’è l’idea che ogni cosa possa essere ricondotta al punto della questione, seppure spaziando dal soul più morbido all’elettronica, unendo, cucendo e però lasciando identità a ciò che si è creato, senza dovere forzosamente aderire a canoni prestabiliti, con l’unico obbligo di fare godere chi infila le cuffie o chi alza il volume allo stereo. Qualcuno diceva: “E’ un gran viaggio…”
Sui gusti non si discute ma, a parer mio, “Los Impresindibles” è il capolavoro assoluto.

